Massimo Riem, 56 anni, da oltre un quarto di secolo impegnato nell’attività imprenditoriale, è presidente dell’As.F.O., di cui è stato tra i fondatori, da gennaio, succedendo a Vittorio Della Valle.. L’Associazionenasce nel ’99 dalla volontà di un gruppo di imprenditori laziali per tutelare egli interessi delle piccole e medie imprese fornitrici di beni e servizi sanitari nei confronti del sistema pubblico. In pochi anni diventa l’associazione maggiormente rappresentativa nel Lazio nel settore delle forniture ospedaliere. Via via ha assunto un ruolo sempre più da protagonista nelle sfide che interessano il comparto sanitario in Italia con lo scopo di aprire un tavolo di dialogo con gli interlocutori istituzionali a tuti i livelli. Dal 2014 ha assunto l’attuale denominazione.

Presidente Riem, il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone,. Ha richiamato le istituzioni alla necessità di arrestare la, a suo parere, dilagante corruzione nel settore della sanità. Concorda con lui?

La questione è complessa, si tratta di un argomento sempre più attuale che tocca da vicino il settore della sanità. Per controbatterlo andrebbe approfondito entrando in possesso di dati specifici, posso solo dire che As.F.O. da anni conduce una battaglia per far si che ci siano maggiori condizioni di trasparenza ed efficienza da parte della Pubblica Amministrazione.  Ed è a disposizione di tutti: Anac, Ministero della salute, Regione, per aprire tavoli di comunicazione e gestire i rapporti tra imprese ed istituzioni nella massima chiarezza.

 

La riforma del Codice degli appalti è stata finalmente approvata, anche se sono demandati a futuri provvedimenti attuativi punti molto importanti. Che ne pensa complessivamente?

Non abbiamo ancora avuto modo di approfondire il nuovo Codice in tutti i suoi aspetti, ma direi che meritano apprezzamento le disposizioni finalizzate all’effettivo accesso al mercato delle gare pubbliche delle piccole e medie imprese sia attraverso il ricorso obbligatorio alla suddivisione delle gare in lotti funzionali, il cui valore deve essere adeguato alla platea di concorrenti per consentire di formulare offerte valide e calibrate, sia sotto l’aspetto del prezzo che sotto quello, fondamentale in sanità, dell’appropriatezza e qualità delle prestazioni che si possono ottenere

attraverso un buon ricorso alle forniture di dispositivi medici offerto dal mercato. Importante è l’articolo 83 comma , relativo ai requisiti di capacità economico-finanziaria, tecnica e organizzativa degli operatori,che indica come gli stessi debbano essere: “attinenti e proporzionati all’oggetto dell’appalto, tenendo presente l’interesse pubblico ad avere il

più ampio numero di potenziali offerenti, nel rispetto dei principi di trasparenza e rotazione”. Naturalmente

bisognerà vedere come questi principi si coniugheranno con l’impianto fattuale delle gare generate dal nuovo codice.

 

I tagli draconiani alla sanità pubblica che conseguenze stanno avendo sulle forniture ospedaliere e sull’intera filiera?

As.F.O. da tempo suggerisce la possibilità di ricorrere agli acquisti tramite accordi quadro con l’individuazione, in primis, da parte delle strutture centralizzate regionali del prezzo massimo per ogni singolo lotto/prodotto e dei requisiti

di capacità e competenza dei fornitori, per passare poi alla fase successiva di confronto competitivo tra le imprese selezionate e di aggiudicazione in base all’offerta economicamente più vantaggiosa per il singolo ospedale. In questo modo si garantirebbe un prezzo uniforme, calcolato in base alle necessità della finanza pubblica e ottenuto dall’analisi

dei prezzi di riferimento disponibili presso la banca dati del Ministero, e si darebbe allo stesso tempo a tutti gli operatori, comprese le micro e piccole imprese del settore, la possibilità di partecipare alla gara e ai medici l’occasione di poter utilizzare il dispositivo ritenuto più affidabile, senza che la loro scelta comporti un aggravio di costi.

 

Razionalizzare la spesa nella sanità è diventato una sorta di mantra. Ma razionalizzare si coniuga sempre con risparmiare? E, soprattutto, con fornire il meglio al miglior prezzo?

Il sistema cerca di massificare e razionalizzare in maniera sempre più cinica e questo ha fatto in modo che si rimanesse bloccati in alcuni ambiti e si tenesse sempre meno conto delle esigenze del singolo, inteso come paziente e come impresa, puntando sul risparmio. Alcuni bandi bloccano tutti quei beni destinati alla ricerca e all’innovazione, sfavorendo l’inserimento e la promozione sul mercato di prodotti che rappresentano il futuro e potrebbero aprire nuovi sbocchi verso nuovi ambiti. Bisogna tener presente che, come non esiste un paziente simile a un altro poiché necessita

di cure ed attenzioni specifiche, lo stesso principio è valido per le imprese. Che vanno tutelate e devono sentirsi in grado di poter competere sul mercato in un sistema organizzato e ben gestito dove siano rispettati criteri uguali per tutti, evitando così che si creino egemonie di potere da parte dei più forti sfavorendo e scoraggiando le medie e piccole aziende.

 

Quale ruolo possono avere i piccoli distributori di forniture ospedaliere nella modernizzazione e nell’efficientamento del servizio sanitario nazionale?

Un ruolo sempre più importante perché rappresentano una forte realtà e credo che la politica dovrebbe farsi

carico a livello etico e morale, oltre che fattivamente, della questione, creando le condizioni per attivare una filiera distributiva di risorse sul territorio e facendo in modo che ci siano meno dislivelli tra le imprese e far sì che partecipino tutte, dalla più grande alla più piccola, perché più player ci sono nel mercato, più si creano le condizioni per far girare

l’economia. Un benchmarking competitivo ma al tempo stesso più efficiente.

 

Articolo di: Pietro Romano

Nuova Finanza – maggio, giugno 2016 – Pag. 38