Ministero della Salute: “oltre 6 mila macchinari sanitari inadeguati attualmente in uso nella Sanità italiana”

“Esistono più di 6mila apparecchiature che sono un reale pericolo di adeguatezza e di conformità per la vetustà”. Lo afferma Marcella Marletta, direttore generale per i dispositivi medici e diagnostici del ministero della Salute, al Forum risk management della sanità. “Il ministero è ben cosciente del problema dell’obsolescenza delle apparecchiature tecnologiche e, da tempo, si occupa del monitoraggio delle grandi apparecchiature. Naturalmente, la conoscenza porta ad esaminare il problema da un punto di vista della salute, quindi dei pazienti, dei possibili incidenti, dei problemi di sicurezza dei pazienti ma anche dei possibili allungamenti delle liste d’attesa dove un’apparecchiatura nuova potrebbe garantire standard anche in termini di numero di prestazioni erogate maggiore”. “Insieme al ministero dello sviluppo economico, al Consip, alla presidenza del Consiglio, – ha aggiunto il direttore generale – abbiamo avuto modo di esaminare le criticità e avremo modo nel futuro di parlare di investimento delle grandi apparecchiature”. In tempi brevi, fa sapere, “c’è bisogno di risorse economiche che sicuramente non sono subito disponibili. Quindi, siamo orientati a un processo che dovrà occuparsi di un piano della programmazione e dell’investimento che dovrà mettere al centro i ministeri, le istituzioni ma anche al tavolo gli stakeholders intesi come cittadini, aziende e professionisti sanitari”.

A fornire le cifre precise è il presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio. “È chiaro che un immediato ammodernamento di tutto il parco tecnologico avrebbe dimensioni tali, si parla intorno ai 10 miliardi, assolutamente non sopportabili dal nostro sistema. Bisogna, quindi, trovare prima di tutto una forma per dare delle priorità a questa attività di cambio. Bisogna focalizzarsi sulle situazioni più critiche e agire in favore di un ammodernamento, consci del fatto che investire in innovazione porta dei risparmi che si colgono nel giro di qualche anno, mentre inizialmente bisogna fare investimenti”. Per Boggi, bisogna indagare “soluzioni di partnership fra il pubblico e il privato, aziende che possono farsi carico dell’investimento iniziale davvero molto, molto rilevante e spalmare su un arco di tempo molto lungo i costi per la struttura in modo di rendere questo cambiamento possibile”. Le formule sono molto diverse, ma, avverte, “ci sono molti esempi in giro per il mondo e noi non dobbiamo avere paura di copiare delle buone pratiche che già funzionano all’estero”. Boggio auspica scelte più omogenee in campo sanitario. “Direi – sostiene- che la frammentazione anche in sanità ha sempre degli aspetti negativi, pensare che ogni regione affronti questo problema dell’ammodernamento in modo originale, particolare e diverso da altri mi fa pensare soltanto a degli sprechi. Però abbiamo visto anche funzionari delle centrali di acquisto regionali che si sono detti molto aperti ad adottare queste formule nuove di partenariato, e quindi uscire un po’ dalla logica della gara di appalto al prezzo più basso, in favore di una visione molto più strategica di progetto da condividere con un fornitore o con un fornitore partner”.