Andrea Bonura, Consigliere d’Amministrazione di As.F.O. Sanità: la telemedicina nella sanità diventi una scelta strategica, il Ministro inserisca il monitoraggio nel nomenclatore tariffario.

“Al cuor non si comanda?”, con questo titolo, si è tenuto ieri a Roma un interessante convegno su “dispositivi medici cardiaci impiantabili e DRG” organizzato dall’Associazione Onlus Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti, in collaborazione con l’AIAC – Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione.

Secondo l’Associazione che ha organizzato il convegno la Fibrillazione Atriale si configura, oggi, come l’aritmia più diffusa e costituisce la prima causa di ictus. Una patologia, spesso asintomatica, che colpisce circa l’1-2% della popolazione mondiale. In Europa, ne soffrono più di 6 milioni di persone. Sempre dai dati forniti dall’Associazione, ogni paziente “costa”, al sistema sanitario, 3.500 euro l’anno, per una spesa totale di 13,5 miliardi nell’Unione Europea, mentre i costi correlati all’ictus ammontano a 38 miliardi, più del 20% della spesa sanitaria per patologie cardiovascolari.

Una strada semplice per abbattere considerevolmente i costi sociali ed economici sarebbe quella di ricorrere, sistematicamente e con un piano strategico nazionale, alla telemedicina. Grazie a questa, con il monitoraggio remoto effettuato dai dispositivi, verrebbe sostituita la visita periodica ambulatoriale, con evidenti benefici clinici e psicologici  – il paziente avrebbe un’assistenza continua e qualificata restando a casa – ma anche economico-organizzativi.

Il ricorso alla telemedicina è stato, fino ad oggi, sottovalutato mentre consentirebbe una razionalizzazione delle risorse ed un reale risparmio della spesa sanitaria. Proprio relativamente al rischio ictus, solo per fare un esempio, mentre fino a poco tempo fa il trattamento veniva condotto esclusivamente attraverso l’uso di farmaci anticoagulanti, recenti studi hanno dimostrato quanto sia possibile e utile prevenirne notevolmente i rischi attraverso il monitoraggio costante. Il percorso terapeutico, oggi, non si può limitare alla sola prescrizione farmacologica, ma deve prevedere l’integrazione con i medical devices. Con grande facilità ed enfasi, in ogni contesto, si parla sempre e comunque di “cultura della prevenzione”, intanto però il monitoraggio, fondamentale per qualsiasi prevenzione, ad oggi, continua a non essere compreso nel nomenclatore tariffario e quindi non è rimborsabile. Così, strumenti concreti e già funzionali che salverebbero tante vite e farebbero risparmiare tanto denaro pubblico, non possono essere utilizzati.

La rivoluzione tecnologica in corso in maniera dirompente da oltre un ventennio ci mostra tutte le sue potenzialità, anche in campo sanitario. La tecnologia, e con essa la telemedicina, vengano messa a disposizione dei cittadini. Ne trarranno vantaggi di ogni genere oltre che i pazienti, le casse dello Stato e, dunque, l’intera collettività. Cosa aspetta il Ministro?

 

9 settembre 2016